RECENSIONE DI SILVIA CESTARI relativa al testo di Maria Grazia Spadaro

Sulla felicità, la pazzia e…la depressione quotidiana

Pensieri e considerazioni di Maria Grazia Spadaro intorno al moderno vivere civile

 

Da tempo si sente parlare di crisi, ma forse nessuno ha saputo recentemente esprimere il malessere diffuso con tanta immediatezza ed esempi calzanti di vita vissuta, come la scrittrice Maria Grazia Spadaro. E’ da poco stato pubblicato per i tipi di Albatros, nella collana Nuove Voci, l’opera prima dell’autrice nata a Vittoria (Ragusa), torinese d’adozione; sorta di pamphlet, tra saggio politico-sociale e racconto autobiografico, presentato in anteprima il maggio scorso al Salone del Libro di Torino.

Attraverso il linguaggio diretto, il lettore viene letteralmente fagocitato da un intreccio incalzante, strutturato ad ipertesto, in cui ai frequenti appelli a Stato e istituzioni si innestano considerazioni filosofico-esistenziali e aneddoti talvolta picareschi, quasi sempre dai risvolti amari.

Il pensiero si articola in maniera dinamica, come si impone ad un ‘operatore della comunicazione’, secondo la definizione che l’autrice usa dare di sé.

Comunicatrice empatica viene reclutata, appena diciassettenne, tra le file del Partito Repubblicano, milita nel Sindacato Padano e partecipa attivamente alle campagne elettorali della Lega Nord.

Vera e propria pasionaria della parola scritta, ha pubblicato raccolte di poesie, premiate e segnalate in vari concorsi letterari, alcune delle quali sono riportate nelle pagine del libro. Si dedica al giornalismo, recensisce mostre e conduce inchieste sui principali fatti di cronaca, con particolare attenzione alla sicurezza sul lavoro e ai diritti delle donne in materia di Pari Opportunità.

La scrittura è per la Spadaro strumento di denuncia quanto autentica espressione del sacro, quasi a rimpiazzare uno scetticismo per le religioni rivelate, che considera responsabili di lotte fratricide e motivo di prevaricazione fra i popoli.

Sono la musica, l’arte, la poesia, la filosofia a confortarne lo spirito, in una dimensione tra l’onirico e il reale, sostitute di un dio vanamente invocato e in ogni modo silente. Troppe le esperienze drammatiche, in primis la separazione dei genitori quando è ancora molto piccola, insostenibile il susseguirsi di momenti estremamente difficili, per trovare consolazione in una fede ormai affievolita.

 

E’ l’ agosto 2007, quando la notizia del licenziamento del marito funesta una tranquilla vacanza sul litorale adriatico, nell’amata Rimini. Ennesimo colpo di scure inferto da quella ‘maledizione dell’11 settembre’, che tuttora miete vittime e manifesta i suoi effetti più deleteri: precariato, disgregazione familiare, depressione.

‘Vincere, non partecipare’ è il motto di un animo combattivo sorvegliato dall’Arcangelo Michele. Il pragmatismo innato, ancor più l’istinto di una madre, responsabile della crescita equilibrata della propria figlia, le impongono di andare avanti comunque, con o senza l’appoggio del consorte, ormai sopraffatto dagli eventi.

Tra le difficoltà, aggravate dal suo essere donna, soggetto svantaggiato all’interno di una cultura discriminatoria, l’autrice ingaggia una personale battaglia per ‘scrollarsi di dosso questo ciarpame di modello maschilista’.

A confortarla i suoi numerosi interessi. Gli affezionati pittori, Martino Bissacco su tutti, le emozioni suscitate dalla pittura informale, dall’astrattismo sinestetico di Kandinskij, compresi appieno grazie al maestro arazziere Ugo Scassa, le letture impegnate scongiurano il latente nichilismo e un’incombente follia.

Tra apparenti contraddizioni, fiducia nel prossimo e pessimismo, entusiasmo e momenti di scoramento, il pensiero dell’autrice sconfina nel racconto di memoria, quando rievoca il tormentato rapporto dei nonni materni. Il nonno cavaliere, servitore della patria e amante della conoscenza, la nonna anticonformista, tuttavia sottomessa al marito-padrone.

Gli episodi sul culto dei trolls e degli gnomi nei paesi scandinavi virano nel genere fantasy, altre considerazioni sul talento di Jessie Boswell, di Artemisia Gentileschi, sui fumetti e le avanguardie sono piccoli camei di critica d’arte.

Ovunque aleggia una levità metafisica, di natura contemplativa, accentuata dagli studi universitari in filosofia. Un romanticismo nostalgico che considera il progresso tecnologico come anticamera del cinismo, ma pure ne ammette la forza creativa, necessaria al benessere dell’umanità.

Più volte torna a parlare di Pari Opportunità, incoraggiando l’incentivazione delle azioni positive, in sostituzione di leggi impositive e restrittive, con esplicito riferimento al modello virtuoso adottato dai paesi scandinavi. Riflessioni su una società utopica, dove la libertà individuale non pregiudica quella collettiva, il genere di appartenenza non rappresenta una discriminante e la verità passa attraverso l’esercizio della moralità.

Homo homini lupus, l’uomo, lupo per se stesso e per il prossimo, isolato e incontentabile è schiavo dei propri vizi ai quali la Chiesa non ha saputo porre rimedio con adeguata fermezza.

Se è vero che la fede non allevia le sofferenze, ogni individuo deve trovare da solo la chiave della felicità e una via di redenzione, sul sedime dell’amore incondizionato verso i figli (nel caso specifico), verso il prossimo, ma soprattutto verso se stessi.

 

(Silvia Cestari)

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